Introduzione#
C’è una cartella sul mio PC che sto riempiendo da un po’ di tempo. All’interno non ci sono “canzoni” nel senso classico, ma tentativi, errori e sessioni notturne passate a creare un singolo suono.
La verità è che spesso trovo il sound design molto più stimolante della composizione tradizionale: passare ore a creare una patch o a distorcere un campione finché non diventa irriconoscibile è la parte del processo che preferisco. Questo EP è nato esattamente così: senza l’ansia della struttura, ma con la totale libertà di fondersi con le macchine.
String From Scratch#
La registrazione cattura un momento di pura improvvisazione tecnica: la mia mano sinistra sulla tastiera MIDI alla ricerca di frammenti melodici, mentre la destra lavorava freneticamente con il mouse sui parametri di Serum.
L’esperienza di ascolto è un viaggio dal grezzo al raffinato. Inizia dall’essenza più spoglia della sintesi, una cruda onda a dente di sega (Saw wave), e, minuto dopo minuto, si assiste alla sua scultura in tempo reale. Ho voluto lasciare tutto intatto per farvi sentire come, manipolando filtri e inviluppi, l’aggressione digitale iniziale si ammorbidisce fino a trasformarsi in una sezione d’archi complessa ed evocativa.
I want to fill this gap#
Il titolo è brutalmente onesto ed esplicativo: questa traccia esiste perché sentivo il bisogno di riempire un vuoto numerico nella tracklist. Avevo quattro pezzi finiti, ma ne volevo 5 nell’EP.
Se la prima traccia era studio e sintesi, questa è puro istinto e collage. Ho attinto direttamente al mio pacchetto di campioni personale, pescando suoni e texture che avevo già nel cassetto, e ho iniziato a lavorare in una sorta di ‘flusso di coscienza’. Non c’era mappa, nessuna idea di partenza e nemmeno una destinazione precisa. È una traccia senza pretese, nata assemblando pezzi di puzzle in tempo reale per il puro piacere di vedere dove mi avrebbero portato.
Remember that the greatest composer was gay#
Se le altre tracce guardano dentro il computer, questa guarda la parete sopra di esso. Lì è appesa una foto incorniciata con il frontespizio della Sinfonia n. 6, ‘Patetica’ di Tchaikovsky. È un costante promemoria della sua grandezza che, come ho scritto nella descrizione su SoundCloud, ‘mi ricorda che non sono nessuno’.
Tecnicamente, questa traccia è un esercizio di musica concreta da scrivania: ho completamente bandito la sintesi. Ogni ritmo e texture che sentite proviene dalla manipolazione di oggetti fisici che avevo a portata di mano: penne, sfere di metallo, cianfrusaglie da ufficio.
Su questo tappeto di realtà quotidiana, ho inserito campioni della ‘Patetica’, trattandoli come fantasmi. Li ho posizionati in lontananza, distorti e ovattati. È una scelta di mixaggio che riflette una realtà fisica e psicologica: fisicamente, la foto è parzialmente nascosta dai miei monitor; psicologicamente, quella distorsione rappresenta la distanza che sento verso l’irraggiungibile grandezza del compositore.
sex on water#
Per me, l’acqua - che sia di un fiume, del mare o semplicemente dentro un bicchiere - è una delle fonti più stimolanti per il sound design. Questa traccia è un puro esercizio tecnico nato da una registrazione molto domestica: l’acqua corrente nel mio lavandino.
La sfida era estrarre tutti gli elementi della composizione da quella singola fonte. Non mi sono limitato a usare i campioni come percussioni o texture, ma li ho usati come base per la vera sintesi.
La melodia, ad esempio, è generata tramite sintesi spettrale: ho usato lo spettrogramma di un segmento della registrazione come ‘mappa’ per generare il suono.
Per gli ottoni finali, ho utilizzato la sintesi wavetable: il campione d’acqua è stato trasformato in una forma d’onda ciclica, permettendomi di suonare il ‘movimento’ del liquido come se fosse un potente sintetizzatore.
Leck mir den Arsch#
Il titolo, citando il famoso canone di Mozart (e le celebri lettere scurrili) a sua cugina, è già un indizio dell’approccio irriverente di questa traccia. La materia prima è intoccabile: una registrazione dell’“Aria del Catalogo” (Madamina, il catalogo è questo) dal Don Giovanni.
Qui, il lavoro non è stato di sintesi, ma di montaggio e ricomposizione. Non ho riarrangiato l’opera nel senso musicale del termine, ma ho eseguito una brutale chirurgia audio: ho ’tagliato’ le parti orchestrali e vocali per distruggere la loro linearità.
Ho spostato le sezioni finali all’inizio e anticipato le code che dovevano arrivare dopo, creando un paradosso acustico: le armonie e i temi sono quelli gloriosi e riconoscibili di Mozart, ma la struttura temporale è crollata ed è stata ricostruita. È il classico incontro con il campionamento, mantenendo la solennità dei temi originali ma in un contesto completamente alieno.
